Berenice

Jolena Baldini

Secondo lo storico Cesare Giardini, tutti i volumi delle gesta, la vita e la persona di Carlo V non raccontano quello che ci dice da solo, con la sua immagine, potente e portentuosa, il ritratto di Tiziano. Il carisma, le debolezze, la orgogliosa ascendenza asburgica di Carlo V, tutto è leggibile sul volto e nella figura di colui che governò uno degli imperi più vasti e fiorenti della storia. Perchè nessun linguaggio è diretto e parlante come quello della pittura e , la sua universalità fa dell'opera che segno e colore determinano all'interno del quadro una pagina aperta e chiarissima alla lettura di tutti. I quadri si Stefania Ciranna appartengono al quel genere di pittura che parla un linguaggio estremamente diretto alla mente e al cuore dell'uomo: una pittura che opera nell'area figurativa e nella sfera dell'immaginario: commistione felice che crea situazioni affabulatorie di grande bellezza. I prostagonisti dei dipinti di Stefania Ciranna sono clowns che stemperano nella dolcezza la malinconia di un mestiere che condiziona l'umore e l'immagine di chi pratica l'arte di porgere agli altri il dono raro e prezioso dell'allegria. Accanto ai clowns, altre creature che la pittrice accoglie nel suo universo fantastico sono gli animali. A loro, la giovane Ciranna, regala la dimensione della favola. La sua pittura ne dolcifica le fattezze donando loro un'arguta grazia infantile. Pittura che privilegia i colori squillanti e le forme sinuose, che l'artista circonscrive volentieri nella circolarità dell'ovale e del tondo, segni rilevanti della compiutezza e della misura propri della matriarca che alloggia sopita in ogni donna (il tondo) e nella creatività femminile (l'ovale), l'arte della Ciranna ha incontrato nei suoi percorsi il maestro di elezione che nel suo caso è Chagall. Anche se i riferimenti al mondo Chagalliano sono cromatici più che formali, e ispirati al fantastico nella sua essenza più che nelle espressioni della figurazione favolistica. In realtà, la Pittura di Stefania Ciranna appare estremamente indipendente dalle influenze degli inevitabili maestri come da quelle degli studi accademici.

 

Dot.ssa

Daniela Carfagna

 

Quando la sensibilità e la dolcezza si uniscono alla fantasia e alla capacità tecnica, il risultato è la nascita di un'opera d'arte che riesce a trasmettere, in chi l'osserva, la gioia di andare oltre l'immagine. Così, nei disegni di Stefania, si è immediatamenti catturati dalla freschezza dei colori, dalla scelta dei soggetti, dal tratto personalissimo dall'utilizzo di materiali cosidetti "poveri", che la rendono immediatamente riconoscibile. In un mondo incui lo stereotipo ed il commerciale hanno la prevalenza, la spontaneità e la dolcezza dei clowns e degli umanizzati animaletti della Ciranna ne fanno un'artista indipendente e personale. Stefania riesce a donare, attraverso le sue tempere su carta da pacchi, la gioia di vivere e di tornare per un attimo in un mondo fantastico in cui il sogno, la libertà e la dolcezza del cuore sono ancora i protagonisti.

 

 

Emilio Bianchi

Direttore di Accademia

Associazione galleria centro

storico "Firenze"

 

La giovane pittrice Stefania Ciranna nella sua progressione artistica dimostra di aver messo a frutto la formazione culturale perseguita con studi intelligenti e mirati al raggiungimento di una maturazione capace di trasmettere sensazioni interiori altamente positive.
Le sue composizioni figurative creano un’atmosfera affabulatoria piena di allegria che oscilla tra il simbolico e il satirico con l’intenzione di voler esternare sentimenti di dolcezza che aiutino ad affrontare con serenità una realtà che spesso rimane circoscritta dalla incapacità di comunicare messaggi di speranza.
Non per nulla i temi ricorrenti sono costituiti da clowns e dal mondo fantastico degli animali, riuscendo a compendiare la dolcezza dell’immagine con la poetica della fantasia.

 

Francesca

Del Grande

Latina Oggi Sabato 5 giugno 2004

 

 

NEL MONDO DI STEFANIA
(LE OPERE DI CIRANNA AL CAFFE’ DEGLI ARTISTI)
Avrà un’atmosfera fiabesca il Caffè degli artisti, colorata da
tinte forti che raccontano di personaggi ambigui, divertenti.
Loro ti osservano da un quadro, vivi nella tela e millerighe, circondati da strani oggetti all’apparenza estranei all’insieme ma che vi trovano una collocazione legittima se a determinarne l’esistenza è la forza della fantasia. Visi oniriche, mondi incantati. Sono quelli di Stefania Ciranna, “poetessa del fantastico” che ben conosce il valore dei sogni di un fanciullo, dove steccati, convenzioni, preoccupazioni non trovano spazio.
Parla attraverso i simboli,Stefania, popola le sue opere di pagliacci, domatori, coccodrilli, parla di “cuori alati” alla ricerca della luna. E’ un talento pontino, una ragazza appassionata d’arte sin da quando era bambina.
Eppure è la prima volta che espone nella sua città, che sarà impreziosita da sue opere per tutto il mese, aprendosi allo sguardo del passante casuale..
La mostra che Stefania dedica ai suoi cari e il suo maestro di vita Daisaku Ikeda. Un “debutto” emozionante, sebbene alle spalle Stefania abbia già numerosi successi coronati anche da premi e riconoscimenti. Nel suo percorso troviamo una partecipazione alle Colombiadi di New York personali collettive a livello nazionale internazionale
Si potrebbe dire ancora tantissimo. Ma Stefania non cerca i riflettori, anzi mantiene un riserbo ammirevole.
La “Creatività” la ripaga di tutto. E’ una forza che alimenta ogni giorno. Per sé, con gli altri. Per questo ha dato vita ad un corso propedeutico artistico, aperto a persone che di disegno, pennelli, e colori non ne sanno nulla.
“Sì, perché l’arte è un dono che molti non sanno di possedere, ma che è nel cuore. Per conquistarlo dobbiamo creare un occhio che veda, una mano che obbedisca, un’anima che senta… A questo compito coopera la vita.”

 

Giancarlo Bonomo

direttore del salone d'arte Contemporanea

di Trieste

 

Stefania Ciranna è la poetessa del fantastico, creatrice di una dimensione che aggiunge un qualcosa di inedito al grigiore che comunemente abitano nel quotidiano. Le sue immagini - che propongono una sorta di cosmorana felliniano con scene circensi e favoliche - presentano tutta la ricchezza di un teatro senza confini dove la linea e colore si uniscono in un legame indossolubile. Ma la Ciranna e così. Un cuore aperto a tutti gli spazi dei nostri desideri di bambini pieni di nostalgia che ama farci vivere nel sole più autentico, nel vento di antichi sentimenti dimenticati, dentro gli occhi di un sogno pieno di luce e fantastica.

 

Gianfranco Quadrini

(30/07/02) www.notiziefax.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vladimira Cavatore

Roma 2008

 

 

 

 

“ L’arte non si discute ma si fa, e “chiamava quasi sempre per miracolo o per caso”. Con queste parole Goffredo Parise si “ chiamava fuori” dai giudizi…. Quelli che i critici (Carmelo Bene li definiva provocatoriamente gazzettieri) tranciano impietosamente. Eppure l’arte si “nutre” delle parole, quelle di cui serviamo anche noi per parlare delle tele di Stefania Ciranna Dal 23 al 29 luglio ha esposto i suoi quadri nella Foresteria della Sorresca di Sabaudia, un suggestivo spazio espositivo ricavato all’interno di uno splendido edificio rurale. Una serie di opere realizzate con tecnica mista di dimensioni medie presenta personaggi circensi che sembrano usciti da una pellicola di Federico Fellini.Sono personaggi fiabeschi ed ambigui, quasi volessero irridere chi li guarda. Sfoggiano”costumi che paiono divise, disegnati con pennelate che ne evidenziano la “estraneità” a quanto li circonda: carte da gioco, ombrelloni, sfere decorative (realizzate con minuzia certosina), simboli metareligiosi.Il mondo pittorico di Stefania Ciranna è abitato da “personaggi incantati” che vivono tra le nuvole di un pianeta a cui sembrano estranei. Il suo immaginario visivo,a trattti “delirante”, parla un linguaggio simbolico che ricerca” la luna”, metafora di un sogno che la pittrice custodisce da qundo era bambina.E’ un sogno intimista dominato da una sensualità poetica espressa con colori forti e cangianti.Ma anche i sogni sono spesso turbati da creature malvagie. Ecco allora comparire, accanto a clowns, animali mostruosi e ripugnanti.Ne “il domatore e il coccodrillo” (opera di 34x75cm realizzata su carta da imballaggio) l’uomo (il domatore) sembra essere la “vittima sacrificale” di un minaccioso coccodrillo( e non solo).In alto al centro vi è raffigurata una civetta.Abbiamo esordito con una citazione di Goffredo Parise ( che avrebbe consigliato prudenza) quasi volessimo esorcizzare il rischio(sempre in agguato) di parlare di un artista a sproposito. Probabilmente lo abbiamo fatto e per questo chiediamo indulgenza. In fondo non siamo critici, ma solo appassionati d’arte alla ricerca di quelle emozioni che la pittura non lesina.Stefania Ciranna è riuscita a trasmettercele attraverso lesue visioni oniriche .Forse ha davvero ragione Parise… “ l’arte non si discute”. E’ per questo che abbiamo evitato raffronti.Sarebbe stato arbitrario come probabilmente arbitrarie sono le parole di un cronista che si improvvisa critico d’arte per frugare tra i quadri di una pittrice. E’ una sensazione spiacevole, quasi avessimo”violato” la poetica di un artista. Ma i cronisti, si sa,sono dfei ficcanaso incompetenti che “sparlano di tutto”. Anche della Luna!.

 

L’Artista Ciranna Stefania, sembra farci vivere in una favola continua delle Mille e una notte quando ci propone, con celestiale semplicità, immagini e colori che fuoriescono da un paradiso nascosto nel suo cuore… ma è anche il nostro cuore, dimenticato nel via vai di pensieri odierni che, invece, bambini riconoscevamo passeggiando per le strade delle nostre fantasie quotidiane, nei giochi solidali ed evanescenti al giungere del tramonto obbligati ad andare a dormire, ma con il sudore li sulle cose fatte ed ancora da fare.
Una preponderanza d’azzurro che sulla carta millerighe color pane, da imballaggio, si tramuta ed accompagna gli altri splendidi colori dell’arcobaleno e ne crea un’infinità sofisticate sfumature dei rossi, viola, gialli e screziati che spazzolano le nostre menti per scacciare le preoccupazioni. Oggi, adulti immersi in questo secolare gran da fare non curanti di soffermarci a guardare fuori e a guardare di nuovo dentro. Questo è ciò che ci propone Stefania con la sua pittura, che sembrano parole danzanti al suono di un pifferaio magico che ci incoraggia a sognare.
Poiché dentro abbiamo un’esplosione di gioie continue, basta saperle ricercare, osservarle negli sprazzi dei pennelli che strisciano sulla fortemente carta a voler riemergere e sottointendere: siamo qui, ma tu dove sei, ti sei nascosto alla luce? Rivieni fuori, rivivi con noi questi stupendi momenti a ridosso del mare, vicino al pescatore, alla terra che gira e la luna che la guarda muta e sorridente come un Pierrot al contrario…e si da un gran bel da fare per augurarci dei buoni giorni e delle buone occasioni. Oppure in una litania suonata da un pianista che canta con l’amore. Con l’amore della terra, della luce, dei fiori e dei passanti intorno che accorrono per osservare ed immagazzinare l’arte del dare. Quei fiori che da margherite diventano girasoli, fiordalisi essenze profumate che richiamano alla memoria odori ancestrali di felicità.
Pur osservando la parte melanconica di noi esseri fuggenti al suono di una stella che esplode ed illumina tutta la meraviglia e il suo furore. Stefania fa ridondare questi beni nascosti dentro di noi ed apre le finestre per farli emergere per donarli ad altri, quegli altri a noi legati nell’origine dipendente delle cose dove pur in una rete, ma a maglie larghe, ognuno è libero di individuarsi e di sforzarsi di continuare a giocare per essere più adulti e saggi alla ricerca del sapere, della consapevolezza di quanta grandezza edifichiamo. Perle che solo un pescatore sa trovare, finestre che si aprono per ritornare poi dentro ad elaborare, eroi che si impegnano fantasticamente come Don Chisciotte in mezzo alla radura con ronzinante e Sancho immersi nella vita interiore.
La forza onirica delle sue immagini richiama tutto questo ed altro, ma la spira che crea è un vortice che sposta le montagne e tutto ritorna al bello ed all’essenziale.
Quel ludo che sprigiona nella pasta amalgamata delle cose che si fanno assieme, perché ciò che conta è l’amore del cuore per la terra, per la natura, per gli amici e per gli occhi, specchi nelle nostre stesse anime. Energie che ballano su melodie fantastiche di zingari ritornati a girovagare e portare nel mondo la forza di questo pensiero vibrante che unisce popoli e terre non solo nei colore della terra ma in tutti gli altri colori universali